Cristo vuole formarsi in noi (prima parte)

Aggiornato il: 8 nov 2018

di S.E. Mons. Francesco Sirufo,

Arcivescovo di Acerenza.


La necessità della formazione permanente del clero "finché non sia formato Cristo in voi"

Il cristiano ha la forma di Cristo, non è più lui che vive ma Cristo vive in lui: questa espressione potrebbe sembrare una forma di alienazione oggigiorno, con la nostra mentalità individualista e areligiosa. Ma un cristiano ha scoperto anzitutto che questa è una liberazione, è salvezza: una nuova nascita, formati e continuamente riformati dal Signore nella potenza del suo Spirito, liberati da tutto ciò che ostacola la gioia e la pienezza in noi, cioè il peccato, l’errore, l’ignoranza, l’inclinazione al male. E tutto questo non nasce da un desiderio personale: è Cristo che vuole formarsi in noi! Alla luce di questo annuncio di salvezza, la Chiesa parla di formazione permanenteper ogni cristiano, la quale comincia al Battesimo e continua per sempre. Ovviamente, ciò vale anche per il ministro ordinato: ci si forma già dal primo istante della vocazione e poi lungo il cammino seminaristico nel campo umano, spirituale, intellettuale, sociale e pastorale. Questa specifica formazione è propriamente un seminario, cioè un vivaio per continuare sempre di più in intensità e in qualità. E ciò anche dopo l’ordinazione al presbiterato, cioè:

Finché non sia formato Cristo in voi! (Gal 4,9)

La Chiesa ha sempre sentito la necessità di formare i ministri sacri. Ha iniziato lo stesso Signore quando li chiamò perché stessero con lui e poi anche per mandarli in missione. Da allora, stare con lui è diventato il fondamento di ogni formazione permanente del Clero, l’atteggiamento principale ed essenziale: il resto come impegno apostolico efficace e fruttuoso viene di conseguenza. La formazione permanente del clero ha avuto impulso nuovo e pregnante con il Decreto conciliare Presbyterorumordinis, quindi con i continui documenti magisteriali (da ricordare i due Direttori per il ministero e la vita dei presbiteri del 1994 e del 2013 e massimamente l’esortazione postsinodale Pastoresdabo vobis del 1992 del santo Giovanni Paolo II, totalmente dedicata alla formazione permanente).

Quando penso alla formazione permanente mi ricordo sempre del passo biblico:

Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (Rm 12,1-2).

La formazione è prima di tutto una “non-conformazione” a ciò che non ha la forma di Cristo e contemporaneamente una “tras-formazione” in Lui, che si attua lasciandosi guidare da lui, convertendosi alla sua volontà e così avere la possibilità e la capacità di discernere il suo bene per noi. L’Apostolo afferma che questo è un culto nello Spirito, un sacrificio del nostro essere e della nostra esistenza a gloria di Dio, un liturgia di santità.

Nel maggio 2017 la Conferenza Episcopale Italiana, tramite la Segreteria generale, ha offerto un sussidio sul rinnovamento del clero a partire proprio dalla formazione permanente, dal titolo suggestivo “Lievito di Fraternità”. Il sussidio si ispira al discorso del Santo Padre all’apertura della 69° Assemblea Generale della CEI del 16 maggio 2016. E’ frutto di un’ampia consultazione che ha impegnato sia la CEI già dal 2014, sia le Conferenze Episcopali Regionali, le Commissioni presbiterali regionali, la Commissione presbiterale nazionale. Importante il riferimento al rinnovamento del Clero che sta tanto a cuore all’intera Chiesa, ma il sussidio afferma che tale rinnovamento deve passare necessariamente tramite la formazione permanente. Il testo CEI ovviamente si rivolge a tutti i ministri ordinati (vescovi, presbiteri e diaconi), ma l’attenzione è tutta sui presbiteri, specie i parroci e tutti gli altri inseriti a pieno titolo nella missione pastorale.

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