Saluto del Rettore alla Messa

per il 30 anniversario di fondazione 

del Seminario Maggiore di Basilicata

 

(07 ottobre 2020 – Cappella dell’Immacolata)

 

Eccellenze Reverendissime, carissimi confratelli sacerdoti, seminaristi delle nostre amate Chiese di Basilicata,

   prendo la parola con un po’ di emozione all’inizio di questa celebrazione per ricordare con la forza della memoria credente il 30° anniversario del decreto di erezione del nostro Seminario Maggiore Interdiocesano di Basilicata e per ringraziare con voi il Padre che ci chiama continuamente a sé attraverso le orme del suo amatissimo Figlio Cristo Gesù, Pastore e Sposo della Chiesa.

   Ricordare è riportare al cuore un passato fatto di passione, sacrificio, impegno e spirito di edificazione incarnato in tutti coloro che hanno creduto e voluto consegnare un futuro nuovo alle nostre Chiese: quello della comunione e della solidarietà. Un segno, quello del Seminario, che custodiva il sogno di chi si è messo a disposizione del disegno provvidenziale di Dio per questa nostra terra: far diventare il Seminario la “casa comune del presbiterio lucano”. Nell’indirizzo di saluto al Santo Padre Giovanni Paolo II, nel giorno inaugurale del Seminario di Macchia Giocoli, il compianto mons. Vincenzo Cozzi ebbe a dire: “... sentiamo urgente il bisogno di una cultura di comunione che ci aiuti ad uscire dal particolare per respirare le dimensioni dell’universale, ma che ci abiliti a mettere insieme anche capacità, energie, carismi per ovviare all’isolamento e per accorciare le distanze che intercorrono tra paese e paese”. Un auspicio questo che ancora oggi chiede il coraggio dell’ascolto da parte di chi si sente chiamato a rispondere a Dio in questo nostro contesto locale.

    E come non far risuonare allora anche in questa celebrazione le parole del Papa santo che indicavano trenta anni fa una meta e una conquista comune?

   “È importante che abbiate di mira una visione sempre più solidale del ministero sacerdotale. Non è, infatti, sufficiente l’impegno dei sacerdoti isolati, poiché soltanto la comunione del presbiterio può segnare un nuovo cammino.  È il presbiterio nel suo insieme che è un modello per il popolo di Dio... Ecco allora profilarsi una nuova immagine di presbitero per i tempi che stiamo vivendo e per il prossimo futuro. Un presbitero che, facendo sua la migliore tradizione spirituale di questa terra, si libera dalla tentazione dell’intimismo individualistico, si apre all’amore vero verso i fratelli; partecipa, quale esperto in umanità, alle vicende, talora drammatiche, degli uomini; semina la concordia, ricucendo eventuali lacerazioni e favorendo l’intesa fra tutti. È suo compito, soprattutto, testimoniare il primato di Dio nella vita dell’uomo ed introdurre i fratelli al mistero di Cristo e della Chiesa. Amate il vostro sacerdozio, amate Cristo, amate la Chiesa! Siate uniti al vostro Vescovo!”

    Lo sguardo contemplativo di tutti noi, in questa memoria della Beata Vergine del Rosario, con la forza della Parola fatta carne, con l’occhio vigile della sentinella e con quello intelligente dello Spirito, possa riconoscere ancora il Dio della storia che ha benedetto questa nostra terra con l’opera sublime della semina vocazionale.

    E citando ancora san Giovanni Paolo II, concludo con il cuore rivolto a ciascuno di questi giovani e a quanti il Signore ancora vorrà chiamarne affinché “il Seminario sia la vostra casa, nella quale dovete crescere in umana sapienza e in spirituale perfezione. Non vi stacca dalla realtà, ma, al contrario, vi porta a condividere sempre più intimamente i problemi della vostra terra. È fucina formativa e scuola del Vangelo, che vi avvia alla sequela di Cristo. Qui potete fare esperienza di comunione fraterna e di spirituale condivisione. Cristo vi chiama! Sappiate rispondere con generosità. Amate il sacrificio, rifuggite dalla vita comoda, e siate orientati alla predilezione dei semplici e dei poveri. Ed infine vi affido questa consegna: vivete la vostra preparazione al ministero sacerdotale come una missione”.

                                                                                                       don Angelo Gioia

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