EDUCARSI AL SERVIZIO

Di Domenico Pepe

(Seminarista I Anno).


Settimana nella Comunità Emmanuel di Lecce, 9-15 febbraio 2020.



Come ogni anno, l’equipe formativa del nostro seminario, in contemporanea con la missione vocazionale, ha proposto a noi, seminaristi del primo triennio, una settimana di servizio presso la comunità “Emmanuel” di Lecce. Sin dal primo giorno la comunità, divisa in tre sedi, ha visto il contributo di noi seminaristi in ogni mansione: dal lavare i pavimenti al consiglio spirituale, dal cucinare con loro al percorso di fede. Ogni giorno, subito dopo la colazione, abbiamo vissuto un momento di lettura comunitaria in cui ciascuno faceva propria una “parola di assoluto” che serviva da accompagnamento durante tutti gli incontri comunitari che vi erano nell’arco della giornata e, subito dopo la condivisione, ognuno proseguiva nei propri luoghi di lavoro. Ogni attività era guidata da diverse figure di riferimento: psichiatra, le psicologhe e persone che hanno visto nascere e progredire la comunità. Si deve riconoscenza ai due fondatori: Padre Mario Marafioti e la signora Enrica. Entrambi hanno donato la propria vita per questi ragazzi, per dar loro una speranza, una luce in fondo al tunnel di cui tutti abbiamo il diritto. Padre Mario si interessa del percorso spirituale sia dei ragazzi che degli educatori; è stato bello vedere durante i momenti di preghiera la presenza dei responsabili, che ci ha fatto capire come non basta solo la ragione umana per aiutare a risolvere le difficoltà degli altri, ma con l’aiuto della fede tutto viene più semplice. Ciò che ha segnato la nostra esperienza nella comunità è stato il condividere le nostre storie di vita con le loro; questo ha aiutato a instaurare un rapporto di amicizia e di fiducia. Questo scambio ci ha portati a riflettere sul tema del giudizio: dietro un determinato comportamento vi è sempre una motivazione, una risposta ai problemi, soprattutto da parte di chi non ha scoperto il dono della fede, e trova via di fuga nella droga e nell’alcool. Durante la settimana abbiamo assistito ad un incontro tenuto dal dott. Leone, medico della struttura, in cui ha affrontato il tema della tossicodipendenza, materia in cui si è specializzato per poter meglio aiutare gli accolti della comunità. Tutti noi siamo stati edificati da questa esperienza poiché è stato un momento di riflessione sul nostro percorso, sulla nostra formazione e, quindi, sulla nostra vocazione. Abbiamo trovato tanti aspetti in comune con questi ragazzi, però con un’unica differenza: noi abbiamo trovato la medicina in Dio, loro invece nella sostanza. La grande soddisfazione è stata quella di tentare di placare le loro curiosità sulle cose di Dio e sulla vocazione al sacerdozio. L’esperienza più forte è avvenuta l’ultima sera quando in cappella si è presentato un ragazzo che, dopo il tempo trascorso con noi, ha sentito il bisogno di porsi degli interrogativi di fede e di iniziare un percorso di vita cristiana. Quanta tristezza si leggeva negli occhi di quei ragazzi, ma, nello stesso tempo, si intravedeva un forte anelito alla libertà e un desiderio di ritornare ad una vita normale, con i propri figli, mogli, genitori e amici. Penso che questa esperienza debba essere vissuta da giovani in discernimento perché si ha la possibilità di essere coinvolti nella realtà del servizio, dinanzi a persone che attendono una parola di conforto, un consiglio, e forse anche un piccolo rimprovero. Questa settimana mi ha portato a riflettere sulle parole di don Tonino Bello:

«Solo se avremo servito, potremo parlare e saremo creduti. Solo se diventeremo servi fino in fondo, gran parte dei nostri problemi di vita sacerdotale saranno affrontati con chiarezza e risolti con gioia».

Così è iniziata la mia esperienza di servizio che maturerà durante gli anni futuri ricordando che tutto bisogna affrontare con gioia, la stessa gioia che viene da Dio.

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