"U' ben s'impingua se non si vaneggia"...

Aggiornato il: 2 giu 2018

di Antonello Petrocelli (seminarista II anno).


Una lettura commentata del Canto XI del Paradiso per riflettere sulla figura di San Francesco d'Assisi secondo Dante Alighieri

Nella serata di lunedì 6 novembre noi seminaristi, con la piacevole partecipazione dei postulanti del convento di S. Maria, abbiamo invitato la prof.ssa Lacerra per analizzare e meditare, in un caffè letterario, il Canto XI del Paradiso della Commedia di Dante. L’idea è nata a partire dalla settimana di esercizi spirituali che abbiamo vissuto a Foligno, nelle terre umbre, dove padre Pietro ha sviscerato con eleganza la figura e la spiritualità di San Francesco d’Assisi. Proprio lui è infatti protagonista centrale del Canto dantesco. Il poeta ne vuole scorgere i tratti di una fede puntata verso l’infinito (direbbe R. Guardini) in una totale conformazione a Cristo.


L’uomo affamato di Dio”, come amava definirlo A. Merini, ha vissuto nella radicalità del messaggio evangelico per farsi prossimo a chi viveva in una situazione di povertà spirituale e materiale; la stessa “madonna povertà” ne diviene come mistica sposa.

Dante ha voluto quindi premiarlo dedicandogli un intero canto e posizionandolo nella Rosa Celeste dei Beati seduto quasi subito sotto la stessa Madre di Dio. La totale povertà (e non scelta pauperistica ha sottolineato la docente) di San Francesco ha fatto sì che Dante lo descrivesse come un condottiero mandato da Dio per ristabilire ordine in ambienti ecclesiastici segnati a quel tempo da un forte secolarismo mondano.


Per il poeta fiorentino, il santo umbro è paragonato al nuovo sol oriens che, come nuovo Cristo – Messia secondo una interpretazione medievale, nasce per portare salvezza e verità. L’opzione dantesca tra noi seminaristi non nasce a caso.

Già papa Paolo VI, infatti, scrive: «il nome di Dante che (in ogni dove delle terre) in ogni parte della terra mantiene la fama di gloria immortale e manterrà sempre, ora in realtà, quasi come una fiaccola elevata su un luogo più alto, rifulge più e ancor più». Il gruppo culturale ha voluto, con questo caffè letterario, sottolineare l’importanza del Sommo Poeta italiano Difatti, dalla lettura delle sue opere, vi si possono cogliere interessanti frutti spirituali.  Con Erich Aurbach anche noi sosteniamo che «Dante parlò ai lettori del suo tempo come a noi tutti con l’autorità e l’urgenza di un profeta».

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