Sovvenire: un impegno ecclesiale

di Alberto Lardiello (seminarista IV anno).


Un convegno per dirci i perché dell'8X1000 alla Chiesa Cattolica e dell'attuale modalità di sostentamento del clero in Italia, con Mons. Giovanni Intini, don Mimmo Lorusso e Vincenzo Nolè.


Qual’ è la ragione per cui un’assemblea formata dalle famiglie dei seminaristi lucani si è radunata insieme una mattina tanto calda quanto invernale? Un convegno sull’organizzazione dell’ufficio nazionale “Sovvenire” e il sostentamento al clero italiano si è tenuto il 19 novembre scorso presso l’auditorium del Seminario Maggiore di Basilicata.

Il saluto iniziale è stato rivolto ai presenti da Mons. Giovanni Intini, vescovo di Tricarico e delegato dalla Conferenza Episcopale della Basilicata per l’ufficio “Sovvenire”. Il presule dopo aver ringraziato tutti per la partecipazione ha ribadito il ruolo fondamentale della famiglia nella formazione dei giovani al sacerdozio e l’importanza di un discorso intorno all’ organizzazione economica della retribuzione del clero, di cui usufruiranno i rispettivi figli.

“Collaborazione”: con questo termine, che come un filo rosso ha tenuto insieme ogni intervento, il rettore don Filippo Nicolò ha preso la parola sottolineando l’impegno di ciascun membro del corpo ecclesiale a prendersi carico delle necessità dell’intera comunità, particolarmente dei pastori, inviati dalla Chiesa per provvedere alle necessità spirituali dei fedeli. Ecco, nella sua essenziale particolarità, il duplice volto del bisogno umano: spirituale e materiale. Al primo provvede la Chiesa con materna sollecitudine, al secondo i suoi figli con coscienza matura.

Il responsabile regionale dell’ufficio, don Mimmo Lorusso del clero dell’Arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo, ha cominciato il suo intervento con una disamina storica riguardo al rapporto tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica Italiana fino agli accordi attualmente vigenti. Per quanto riguardo il sostentamento del clero e l’8x1000 si è subito chiarita la gratuità di questa donazione poiché essa è deducibile dal reddito. Dunque, il tutto si risolve in una coerenza con il proprio credo; è un impegno ecclesiale più che economico.

Il sostentamento non si risolve in una mera raccolta di danarosi quantitativi numerici ma esprime, piuttosto, la volontà di un popolo che desidera provvedere e collaborare alle necessità della comunità credente di cui fa parte.

La Chiesa, così, testimonia nella gestione dei beni materiali i valori evangelici della trasparenza e della comunione. Un’ esempio di tutto ciò è il sistema di perequazione, che prova a stabilire per il clero un degno sostentamento a parità di condizioni, così da azzerare il divario nella retribuzione ed attuare l’uguaglianza evangelica senza tralasciare le necessità materiali essenziali. Insomma, sostenere economicamente la Chiesa Cattolica, conclude don Mimmo, rivela una partecipazione matura del credente, più effettiva che affettiva.    

L’intervento conclusivo di Vincenzo Nolè, esperto collaboratore dell’ufficio regionale per il sostentamento del clero, delinea una situazione critica e deludente. Le statistiche delle offerte liberali parlano chiaro: pochi, pochissimi, forse neanche il clero stesso, hanno provveduto a sostenere il clero mediante l’offerta libera. Questo chiede una maggiore attenzione delle chiese lucane nell’informazione e nella diffusione di uno spirito di corresponsabilità e di solidarietà nelle comunità parrocchiali. Si spera che questo spirito autenticamente biblico nasca prima di tutto nelle coscienze famiglie dei seminaristi e del futuro clero locale, affinché si contribuisca, con le deboli forze umane, al lavoro Provvidente di Dio Padre che non farà mai mancare il necessario ai suoi figli e servi fedeli.

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