Per amore del suo popolo

Di Antonello Petrocelli

(Seminarista III Anno).

La figura di don Peppe Diana quale esempio per la nuova generazione.



Nella settimana che ha visto protagonista il nostro Seminario in occasione dei Festeggiamenti del Cristo Buon Pastore, abbiamo voluto tenere un incontro - testimonianza sulla figura e il ministero sacerdotale di don Giuseppe Diana, giovane sacerdote assassinato dalla camorra il 19 marzo 1994. Un momento forte che ci ha dato l’opportunità di riflettere sul ruolo sociale che il presbitero deve assumere dinanzi all’ingiustizia. Don Peppe, così era solito essere chiamato, ha infatti mostrato un profondo senso di responsabilità in tutti gli ambienti sociali. In una mentalità assuefatta alla corruzione e condannata impotente all’omertà, don Peppe è emerso quale segno di contraddizione schierandosi contro «veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato». Abbiamo voluto avere con noi don Giovanni Di Napoli, suo amico in seminario, il quale ci ha parlato di un

uomo capace di custodire un mondo interiore di riflessione e introspezione, un uomo che ha voluto abitare in mezzo alla gente con la meravigliosa semplicità del quotidiano e un oculato spirito di preghiera.

Insieme abbiamo visto il documentario “Non tacerò” che ha ripercorso tutti gli avvenimenti salienti della vita e del ministero di don Peppe Diana. Preziose sono state anche le interviste ai familiari del giovane presbitero che lo hanno descritto come uomo che sapeva educare alla povertà evangelica con la parola e la testimonianza di vita. Di don Peppe conserviamo oggi un prezioso documento: una lettera scritta con alcuni confratelli nel Natale del 1991 intitolata “Per amore del mio popolo non tacerò”. In essa don Peppe esprime tutta la sua preoccupazione dopo i numerosi ed efferati omicidi compiuti nelle sue terre, in particolare quelli a Casal di Principe, dove lui era cresciuto ed era parroco da pochi anni. Egli volle rivolgere alla sua gente un caloroso appello:

non rinunciare alla dimensione profetica del cristianesimo per poter «produrre una nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili».

In un momento storico nel quale lo Stato civile sembrava apparire inefficiente e inadeguato nella tutela dei diritti dei cittadini, don Peppe incita la Chiesa a riscoprire «una “ministerialità” di liberazione, promozione umana e di servizio». Certamente la figura di don Peppe, come quella di tanti altri martiri, è di esempio e ispirazione per noi, giovani in discernimento: una figura storicamente non lontana che interroga la coscienza di chi desidera servire il Cristo anche dinanzi alla prepotenza umana.

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