La partecipazione all'unico Sacerdozio di Cristo

DOMENICO PEPE (III anno)



Anche questa volta l’anno formativo si è aperto con gli esercizi spirituali vissuti a Loreto nella seconda settimana di settembre. L’accompagnamento spirituale e le meditazioni sono state tenute dal lucano mons. Rocco Pennacchio, arcivescovo metropolita di Fermo, il quale, grazie alla sua esperienza nell’Azione Cattolica vissuta a contatto con sacerdoti e laici, ci ha illustrato la relazione che intercorre tra il sacerdozio ministeriale e quello comune.

L’arcivescovo ha iniziato le meditazioni facendo una riflessione su Cristo Sommo Sacerdote alla maniera di Melchisedek (Eb 5,6) l’Agnello immolato che ha redento il suo popolo con il suo sangue, facendolo diventare un popolo sacerdotale. Tutti i cristiani, infatti, in virtù del Battesimo partecipano al sacerdozio comune per mezzo del mistero pasquale di Cristo, grazie al quale ogni uomo è capace di leggere e interpretare a fondo gli eventi che compongono la nostra storia.

Ciascun fedele, come ricorda san Pietro nella sua Prima Lettera (1Pt 2,4-10), è una pietra viva che si lascia lavorare dalla Grazia divina, è parte di quell’edificio spirituale in cui la pietra angolare è Cristo Gesù.

Per questo motivo i cristiani non offrono più vittime sacrificali, come nell’Antico Testamento, ma offrono se stessi in quanto sacrificio, offerta viva, spirituale e gradita a Dio per mezzo del Figlio Gesù (Rm 12,1-2). L’Arcivescovo, facendo riferimento al sacerdozio comune dei laici (Lumen Gentium 10), ci ha invitato a maturare non solo le virtù teologali ma anche quelle relazionali, ossia umiltà, mansuetudine, pazienza e la capacità di portarsi sulle spalle reciprocamente. Perché questi doni ci potranno aiutare a vivere concretamente e quotidianamente il nostro ministero, in comunione spirituale e umana sia con i nostri futuri confratelli che con i laici. Oggi, infatti, i sacerdoti sono chiamati a vivere sempre più insieme e non in modo separato, sia all’interno del presbiterio diocesano sia nel mondo di oggi, cercando di intercettare e comprendere sempre più le istanze e i bisogni della società di oggi in cui anche noi siamo immersi e in cui eserciteremo il nostro ministero pastorale già da ora.

L’ultima riflessione si è basata sul tema della castità che il predicatore ha definito come una dilatazione dell’amore, ricordando che

il presbitero non si consacra mettendo da parte la sua umanità, ma, offrendo a Dio tutto se stesso e con l’aiuto della Grazia, può e deve essere aperto ad amare tutti senza misura.

Uno dei momenti più intensi della settimana è stata la recita del rosario nella Santa Casa, durante il quale da un lato tutti insieme abbiamo affidato alla Vergine Lauretana questo nuovo anno e dall’altro ognuno di noi ha presentato a Dio le sue particolari richieste.

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