La missionarietà della Chiesa secondo il cardinal Tagle

Saverio De Rosa, III anno



Il 19 aprile u.s. la comunità del nostro seminario ha vissuto un secondo momento in preparazione alla festa del Buon Pastore l’incontro con Sua Eminenza il Card. Luis Antonio Gokim Tagle.

Il Card. Luis Antonio Gokim Tagle, nativo della capitale filippina, dopo le scuole primarie frequenta il seminario di San Giuseppe nella sua città. Il 27 febbraio 1982 è ordinato sacerdote e dopo l’ordinazione viene nominato vicario nella parrocchia di Sant’Agostino a Mendez e direttore spirituale del seminario di Imus, di cui diventa rettore nel 1983.

Nel 1997 entra a far parte della Commissione teologica internazionale e il 22 ottobre 2001 San Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Imus. Il 13 ottobre 2011 papa Benedetto XVI lo nomina arcivescovo metropolita di Manila.

Nel 2014 viene nominato da papa Francesco presidente del Sinodo straordinario sulla famiglia e il 14 maggio 2015 viene eletto presidente di Caritas Internationalis.L’8 dicembre 2019 papa Francesco lo nomina prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

È membro della Congregazione per l’educazione cattolica, della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, del Pontificio consiglio per i testi legislativi e del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso.

Dopo la presentazione della comunità, tenuta dal nostro Rettore don Angelo Gioia e il saluto rivoltogli da Sua Ecc. Rev. ma Mons. Salvatore Ligorio, Arcivescovo metropolita di Potenza, a nome di tutti i nostri vescovi, il Card. Tagle ci ha esposto la sua prolusione dal tema “La missionarietà della Chiesa in questo momento storico”.

Sua Eminenza ha affermato che il momento storico in cui stiamo vivendo è sicuramente un’epoca di cambiamento e che la pandemia da Covid-19 ha mostrato e aggravato ciò che già era presente nella società di oggi, e cioè la mancanza di cura verso gli altri e la mancanza di cura del creato.

In queste sue affermazioni ha indicato come linee guida per la missionarietà e l’evangelizzazione le tre encicliche del Santo Padre Francesco: Evangelii gaudium, Fratelli tutti e in maniera particolare la Laudato sì.



"Noi serviamo la missione evangelizzatrice di Cristo", ha affermato il Card. Tagle, "che è affidata all’intera Chiesa e che va attualizzata in ogni tempo e in ogni luogo, perché la Chiesa e soprattutto il sacerdote evangelizzatore devono tener presenti il contesto e la realtà nel quale operano e conoscere i fattori antropologici, culturali, economici e sociali nel quale sono chiamati a farsi portatori nella Buona Novella".

Una delle sfide che la Chiesa e i suoi ministri si trovano ad affrontare è la sfida comunicativa, ma come comunicare bene? Nel rispondere Sua Eminenza ha affermato che per parlare efficacemente molti ritengono siano necessarie le moderne tecniche comunicative per mantenere alto il livello di attenzione di chi ci ascolta. Se noi impiegassimo queste strategie, tuttavia, rischieremmo di manipolare ciò che annunciamo e ne deriverebbe una evangelizzazione vuota e deformata, perché il contesto della comunicazione del Vangelo non è la manipolazione ma l’alleanza. La missione della Chiesa non è strategia, ma è parlare e ascoltare la Parola eterna che ha parlato con parole umane.

Per l’evangelizzazione e la missione bisogna essere radicati nella verità della condizione umana e per questo abbiamo bisogno del contatto con la realtà.

Il mondo contemporaneo si aspetta che il sacerdote, ha affermato il Card. Tagle, sia fedele alla Parola, la incarni; questa è una sfida all’integrità e all’autenticità che è necessaria alla Chiesa che attraversa questo periodo di grande cambiamento storico.

Per crescere nell’evangelizzazione siamo chiamati a esaminarci su quali valori e quali forze ci governano e l'integrità dell’evangelizzatore missionario richiede che la Parola sia interiorizzata e messa in pratica e non resti solo una parola annunciata.

Ma come attuare tutto ciò? È semplice, facendo seguire all’annuncio della Parola un servizio umile fatto nella gioia, come Gesù nel lavare i piedi ai suoi discepoli durante la sua ultima cena.

Il mondo contemporaneo è ferito non solo per la mancanza di fiducia, della quale anche la Chiesa ne risente molto, ma soprattutto dall’orgoglio, dalla cupidigia e dalla ambizione dell’uomo. Parafrasando Lc 14,7-11, la parabola degli invitati a nozze, ha affermato come l’orgoglio sia un limite all’annuncio missionario della Parola e come il nostro sentirci così superiori e importanti tolga spazio alla vera comunicazione, della quale il mondo di oggi ha davvero bisogno.

Il Card. Tagle non solo ha rivolto a noi seminaristi e ai nostri formatori parole semplici e piene di incoraggiamento, ma ha lasciato trasparire dietro ogni singola parola detta la sua esperienza. È stato testimone fedele di ciò che ha detto, lasciandoci una parte di sé nei suoi racconti e, nel concludere, ci ha rivolto un augurio, in maniera particolare a coloro che si preparano all’ordinazione diaconale: il mondo di oggi ha bisogno di testimoni integri e autentici, fedeli all’annuncio della Parola, capaci di servire in maniera umile ma gioiosa, concludendo con una immagine di riferimento un catino ed un asciugamano per poter lavare i piedi agli altri, soprattutto ai nemici.



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