LA MEMORIA DI UN GRANDE EVENTO: UNA SFIDA E UN COMPITO 1991-2021

DON GIANLUCA BELLUSCI (Direttore dell'ITB)

Il 18 ottobre presso il Teatro Stabile di Potenza si è svolto il convegno-evento, voluto dalla Conferenza Episcopale di Basilicata, per commemorare un grande evento, la Visita Apostolica del Santo Padre Giovanni Paolo II in Basilicata trent’anni fa dal titolo: “la memoria di un grande evento: una sfida e un compito 1991-2021”.

L’evento ha voluto verificare la ricezione teologica e pastorale del messaggio, per un rinnovato cammino nella speranza delle Chiese della Basilicata e dell’intera Regione.

La visita di Giovanni Paolo II nei giorni 27-28 aprile 1991 è stato sicuramente l’evento religioso più importante accaduto in Regione nel secondo millennio. Un viaggio apostolico che come annunciato dalla Conferenza Episcopale di Basilicata del tempo, nella Lettera Pastorale del 1990, Andiamo incontro al Signore che viene, si doveva caratterizzare per sua natura come

evento religioso e pastorale per suscitare la conversione e il risveglio della fede nei cuori dei Lucani.

L’evento biblico dell’Esodo del popolo d’Israele, ha offerto l’immagine più eloquente per descrivere la situazione storica e religiosa del popolo lucano. Due sono state le parole chiavi rievocate: la consolazione e la speranza. “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto, e ho udito il suo grido, conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo…” (Es 2, 7-8). La compassione di Dio per il popolo è stata riattualizzata nella vicenda drammatica, vissuta dal popolo lucano nel terribile terremoto del 23 novembre 1980, le cui proporzioni furono devastanti: 36 comuni disastrati, 295 gravemente danneggiati, 312 un poco meno, i morti ben 2735.

Da quell’evento dolorosissimo è nato quel profondo intreccio tra sofferenza e consolazione, che ha attraversato come un filo rosso tutta l’azione ecclesiale dopo il terremoto, tesa a ridare speranza e a porre le basi di una ricostruzione sociale e religiosa di tutta la Regione. Per consolidare e ridare forza a questo progetto ecclesiale che ha coinvolto inevitabilmente anche la componente civile in tutte le sue dimensioni e istituzioni,

il viaggio apostolico di Giovanni Paolo II si è imposto per la sua carica profetica e per le ragioni di speranza che ha suscitato in tutti i settori della vita ecclesiale e civile del popolo lucano.

Le tappe scelte furono i luoghi simbolo della storia e delle speranze della Basilicata; a partire da Matera, passata dall’essere la capitale del mondo contadino a capitale europea della cultura; all’ospizio del Brancaccio, quasi a prefigurare il futuro di una regione da cui in troppi vanno via. E poi la Val Basento di Pisticci, con l’area del metano scoperta da Enrico Mattei e sepolta dalla crisi della chimica, e la piana di Tito, alle porte di Potenza, altra zona che ricorda le industrie estranee al contesto, che avevano creato quello sviluppo frammentario, distorto e assistito di cui avevano parlato i Vescovi italiani nel Documento Chiesa e Mezzogiorno del 1989.

L’itinerario è continuato, con gli incontri nel segno della speranza: l’Università, il nuovo Seminario, il CNR, l’assemblea sinodale nella cattedrale di Potenza e infine l’incontro con i 20.000 giovani nello Stadio Viviani. Di importanza capitale fu l’incontro del Santo Padre con la classe politica e dirigente della Regione proprio qui nel Teatro Stabile. Il discorso più duro che ha avuto un riverbero in tutta la nazione e in tutti i telegiornali e carta stampata del tempo. Il Papa, pur apprezzando il lavoro fatto per la crescita culturale ed economica della Basilicata, ha messo in guardia da quelle strutture di peccato che spesso si annidano nell’amministrazione della Cosa Pubblica e che non permettono una crescita libera, democratica e sociale del Popolo.

Questa memoria, ora ci chiediamo, come è stata recepita nella vita ecclesiale e sociale della nostra Regione? Quali processi pastorali sono stati avviati, quali quelli disattesi?

Nel dare risposta a questi interrogativi, un Teologo, il Preside della Facoltà dell’Italia Meridionale di Napoli, don Emilio Salvatore, uno Storico e politico, il prof. Giampaolo D’Andrea e un Pastore, mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi- Lagonegro, che per mandato e a nome dei Vescovi lucani, ha indicato quale immagine di Chiesa ci è stata consegnata, da Santo Giovanni Paolo II e quali processi pastorali si aprono oggi nella vita ecclesiale della nostra Regione, considerata anche la grave crisi causata dalla pandemia da covid 19 in questi due anni.

A conclusione dell’evento, mons. Ligorio, Presidente della Conferenza di Basilicata, ha indicato alcune piste pastorali e culturali sulle quali incamminarci guardando con fiducia e speranza all’anno santo del 2025.



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