la contemplatività: il fondamento di una spiritualità diocesana.

NICOLA ZAFFARESE (II Anno)


Come di consueto, il nuovo anno formativo si è aperto con l’esperienza degli esercizi spirituali, questa volta vissuti a San Giovanni Rotondo, dal 12 al 16 settembre, nella casa per esercizi “ San Giuseppe”. Ad accompagnarci spiritualmente è stato padre Vincenzo Tritto, sj, il quale, attraverso il metodo ignaziano ci ha guidato nella riflessione e nella meditazione intorno alla spiritualità diocesana del presbitero. Attraverso alcuni passi della Scrittura e riprendendo alcuni discorsi di Papa Francesco, padre Vincenzo ci ha indicato nella contemplatività il fondamento di una spiritualità diocesana.

Il prete deve avere uno sguardo e una capacità di contemplazione sia verso Dio sia verso gli uomini: “ fedeltà a Dio e all’uomo”.

Deve contemplare il Vangelo con amore, lasciandosi affascinare e stupire riscoprendo quel bene che rende uomini e deve contemplare gli uomini, per scoprire in essi e con essi la presenza di Dio nella vita quotidiana. Da qui l’importanza per il prete diocesano di aprirsi alla diocesanità, cioè a quel rapporto necessario e continuo con il vescovo e con gli altri sacerdoti. Un rapporto coltivato nella gioia, nella libertà, nel coraggio di esprimere il proprio pensiero e nell’umiltà di accettare le correzioni, evitando quello che il Papa chiama “chiacchiericcio” e l’amarezza dei musi lunghi. Padre Vincenzo ci ha invitati a meditare sul nostro essere creature di Dio e sui nostri peccati.

Percepire la propria creaturalità significa sperimentare la presenza, l’amore e la bontà di Dio Creatore verso di me sua creatura.

Si tratta di riconoscere la mia dipendenza da Dio e di abbandonare quelle logiche che rifiutano la Sua paternità, per scoprirsi sempre figli pensati, voluti, desiderati, portatori di una grande dignità umana. Percepirsi creature vuol dire anche percepirsi fragili, deboli e quindi peccatori.

Bisogna riconoscersi e accettarsi peccatori ma allo stesso tempo riconoscere che noi non siamo i nostri peccati. Il peccato diventa così, luogo della misericordia di Dio, il quale mi accetta, mi corre incontro e mi abbraccia, nonostante la mia miseria.

Significativi sono stati la visita ai luoghi di San Pio da Pietrelcina e la messa celebrata al termine degli esercizi nella chiesetta antica in cui ha celebrato San Pio. Per noi seminaristi è stato un tempo di grazia, in cui il silenzio e la preghiera ci hanno permesso di vivere un rapporto più intimo e personale con il Signore, al quale abbiamo affidato il nostro cammino formativo, chiedendo l’intercessione di San Pio.






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