La comunità cristiana: fonte di santificazione per presbiteri e laici insieme

BIAGIO SCELZI (I anno)

Il primo evento della Settimana del Buon Pastore, vissuto lunedì 2 maggio scorso, è stato l’incontro con l’arcivescovo di Bologna, Sua Eminenza Cardinale Matteo Zuppi, che ci ha parlato della comunità cristiana come fonte di santificazione per presbiteri e laici insieme.

Negli anni del suo apostolato il Cardinale Zuppi ha vissuto il suo ministero affiancandosi ai laici della comunità di Sant’Egidio per mettersi al servizio degli ultimi.

Durante la sua esposizione Monsignor Zuppi ha voluto sottolineare il carattere comunitario della Chiesa che svolge la sua missione in una comunità e per una comunità perché senza comunità non c’è santificazione. Gesù chiama ciascuno di noi a svolgere un servizio, sia all’interno della comunità cristiana, e sia nella “Città degli uomini”; la Chiesa non si esaurisce in sé stessa, ma estende sempre i suoi confini nel mondo.

Il ministero ordinato è legato ad una comunità, la Chiesa è Famiglia: soltanto vivendo la Chiesa come Famiglia, possiamo vincere le tentazioni del mondo.

La santificazione, per il Cardinale, è scoprire l’amore che Dio riversa in noi e trasmettere questo amore agli altri.

Santificarsi vuol dire ascoltare la parola di Dio, specchiarsi in essa e fare azioni a partire da essa senza annullare la propria personalità ma migliorandosi perché amati gratuitamente da Dio. Tutto ciò ci porta a scoprire chi siamo, di chi siamo, per chi siamo; ci rende consapevoli che siamo alla sequela di Cristo insieme ad una comunità.

Nel prosieguo della sua riflessione, l’arcivescovo di Bologna ha marcato i grandi problemi del nostro tempo. In particolare, ha evidenziato la pandemia, che ha rinforzato la tendenza individualistica dell’uomo testando fortemente il legame fraterno e comunitario della Chiesa e la guerra in Ucraina, come “sforzo” dell’uomo che perde più tempo a mettere lo sgambetto al fratello che a combattere il male e il peccato.

Il mondo ha bisogno dei Santi della porta accanto: presbiteri e laici che, insieme, devono cambiare il mondo e liberarlo dal male con la testimonianza dell’amore. Sono necessari “Artigiani della Pace”.

Il cardinale nel suo discorso ha ripreso le parole di Papa Francesco: “Guardiamo la Chiesa come fa lo Spirito, non come fa il mondo. Il mondo ci vede di destra e di sinistra, con questa ideologia o quell’altra; lo Spirito ci vede del Padre e di Gesù. Il mondo vede conservatori e progressisti; lo Spirito vede figli di Dio. Lo sguardo mondano vede strutture da rendere più efficienti; lo sguardo spirituale vede fratelli e sorelle mendicanti di misericordia.”

La Chiesa non ha bisogno di preti “tuttofare” ma di preti che creino comunione nella comunità evidenziando l’importanza dei vari ministeri all’interno della vita della Chiesa.

Sua Eminenza ha concluso il suo intervento ricordandoci che lo scopo di questo sinodo non è programmare la Chiesa, ma far camminare tutte le comunità cristiane insieme, per creare legami e dare esempio di unità al mondo.

Questo incontro certamente ha dato una luce diversa per vedere, con occhi più maturi, tematiche del nostro tempo che ci accompagnano costantemente nel cammino formativo.



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