LA CHIESA, SEGNO DI SPERANZA

Quale Chiesa a partire dalla pandemia.

ANTONIO MARTELLI (IV ANNO)


Al culmine della settimana in preparazione alla festa del Buon Pastore del 25 aprile, quarta domenica del tempo pasquale, il nostro seminario regionale ha avuto l’onore di poter incontrare in videoconferenza il Card. Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, per riflettere sul ruolo della Chiesa in questo periodo caratterizzato dalla pandemia da COVID-19.

Il Cardinale Pietro Parolin è nato a Schiavon il 17 gennaio 1955. All'età di 14 anni è entrato nel seminario di Vicenza ed è stato ordinato sacerdote il 27 aprile 1980.

Nel 1983 ha iniziato gli studi nella Pontificia Accademia Ecclesiastica. Nel 1986 ha conseguito la laurea in diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana ed il 1° luglio dello stesso anno ha iniziato il suo lavoro nel Servizio Diplomatico della Santa Sede, operando successivamente in Nigeria e Messico. Dal 2000 ha collaborato con l'allora Vescovo Attilio Nicora sulle materie attinenti l'attuazione della revisione del Concordato Lateranense del 1984, con particolare riferimento all'ordinariato militare. Il 30 novembre 2002 è stato nominato Sottosegretario della Sezione della Segreteria di Stato per i Rapporti con gli Stati. Il 31 agosto 2013 Papa Francesco lo ha nominato Segretario di Stato ed è entrato in carica il 15 ottobre.

Nel 2014 il Pontefice lo ha creato Cardinale.

Il 26 giugno 2018 il Santo Padre Francesco ha deciso di cooptare nell'Ordine dei Vescovi il Cardinale Pietro Parolin.


Dopo un breve saluto da parte di Mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo di Potenza- Muro Lucano-Marsico Nuovo, e del rettore del nostro seminario, Rev.do don Angelo Gioia, ha avuto inizio la prolusione.

Sua Eminenza ha tenuto particolarmente a precisare, nel suo esordio, quale forma dovrà assumere la Chiesa tutta dopo questo tempo della pandemia, che egli stesso ha definito come un “tempo nuovo”, un καιρός, ossia un “tempo propizio” per una giusta ripartenza nell’annuncio del Vangelo.

La situazione non facile che l’umanità sta attraversando pone la Chiesa come alternativa a due fenomeni ancor più dannosi rispetto alla situazione pandemica, ossia il riprendere lo stato di vita precedente a questa, facendo come se nulla fosse accaduto, oppure lasciarsi trasportare da una rassegnazione che senza dubbio chiude le porte alla speranza di una ripartenza. La Chiesa si innesta per spezzare sia quell’habitus assuefatto che l’umanità aveva assunto precedentemente sia per dare una svolta sotto l’azione del Vangelo a quella individualità che i tempi attuali sempre più propongono come stile di vita. Attraverso la voce e l’operato dei suoi ministri la Chiesa è chiamata con forza a sostenere la fede, rafforzare la speranza e ritornare alla sorgente che è Cristo, da cui trarre forza per il giusto accompagnamento delle singole comunità.

Il vuoto esistenziale che ad un certo punto ci siamo trovati a vivere ha fatto emergere le fragilità nascoste dall’attività frenetica che ormai aveva preso il sopravvento sulla vita di ognuno di noi; quel vuoto che neanche i mezzi di comunicazione tanto acclamati sono riusciti a colmare al bisogno dell’uomo del confronto, del dialogo, della vicinanza con l’altro. Tale fattore ha portato ad una riflessione seria, soprattutto per i giovani, sul loro stile di vita, spingendoli a riscoprire l’importanza dei valori come la famiglia, la scuola, l’altro, non resistendo più ad una esasperata individualità.

Sua Eminenza attraverso i documenti Amoris Laetita, Laudato Sii e Fratelli Tutti del Santo Padre Francesco, ha richiamato l’attenzione su quanto sia importante l’amore nella nostra vita che ci apre all’agàpe di Dio e per mezzo di esso riuscire a convivere con l’altro, ad accoglierlo in una «rivoluzione della tenerezza».

L’oggi che ci apprestiamo a vivere grida il bisogno di un’attenzione da parte di tutti su quei temi universali quale i legami tra gli uomini e il legame tra l’uomo e il pianeta che egli stesso vive: temi purtroppo decentrati dall’attuale società affetta dall’anti-umanesimo.

Ciò che abbiamo vissuto e che certamente ha segnato la vita di ognuno di noi, porta alla ricerca di una cura non tanto farmacologica quanto spirituale che riesca a far riaprire l’uomo ad uno spirito di comunità, sola giusta guarigione per un tempo avvenire dove ognuno è chiamato a farsi prossimo, fratello e sorella di tutti, specialmente delle fasce più deboli della società.

Al concludersi della prolusione, attraverso un ampio ventaglio di domande ci si è confrontati su più tematiche e tra tante, quale consiglio dare a dei ragazzi in formazione e che senza dubbio dovranno affrontare le conseguenze del post-pandemia.

Sua Eminenza rispondendo, ha delineato quale dovrà essere la figura del pastore per la chiesa del domani, sintetizzando in tre punti focali: “Sacerdoti con una grande e vibrante umanità, Sacerdoti con una grande fede e Sacerdoti innamorati della Chiesa”.



Senza dubbio è stato fonte di grazia per la nostra comunità aver avuto questa opportunità di un confronto alto su temi importanti e attuali sia per un futuro ministero all’interno della Chiesa e della società sia a partire dall’oggi che si è in formazione. In conclusione posso affermare che nella semplicità abbiamo potuto godere del respiro fresco e ampio del segno di speranza che caratterizza la nostra Chiesa.

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