LA CHIESA DEL GREMBIULE

Di Alessio Franzé

(Seminarista II Anno).


Una domenica in compagnia di don Tonino Bello, “vescovo dalle scelte forti e coraggiose”.



All’inizio di ogni anno formativo il Seminario vive un tempo di esercizi spirituali, esperienza forte di silenzio e preghiera. È domenica, l’aria è piacevole, l’estate pian piano volge al termine; siamo tutti in fermento, oggi partiamo per Santa Cesarea Terme dove vivremo gli esercizi spirituali. Prima di raggiungere la nostra destinazione ci fermeremo ad Alessano per pregare sulla tomba di don Tonino Bello e, dopo pranzo, per vivere un pomeriggio alla scuola del vescovo dei poveri. Poco prima di pranzo arriviamo al cimitero di Alessano, due cose qui ci accolgono: il caldo intenso e una grande stampa rappresentante il volto sorridente di don Tonino. Entriamo nel cimitero e ci sediamo nel piccolo anfiteatro che circonda la tomba di don Tonino. Qui viviamo un momento di preghiera: il silenzio, una brezza leggera, gli uccelli che cantano e volano tra gli alberi...che pace! Quell’ambiente trasmette al cuore del pellegrino che vi si reca un profondo senso di serenità e di tenerezza, qualità che furono di don Tonino Bello, da come ci venne poi descritto nel pomeriggio da due sacerdoti che l’hanno conosciuto. Questo momento di preghiera lo abbiamo vissuto meditando in silenzio sul discorso che Papa Francesco fece proprio al cimitero di Alessano l’anno scorso, cantando e pregando la preghiera per i sacerdoti composta da don Tonino. Dopo questo momento di arricchimento spirituale partiamo per Alessano dove, dopo aver pranzato, teniamo un incontro sulla figura di don Tonino, in particolare nel periodo dell’episcopato. Siamo nella chiesa di fronte la casa natale di don Tonino, a parlarci è don Sandro, ex alunno del Seminario Maggiore di Molfetta quando don Tonino era vescovo di questa città. Don Sandro, molto emozionato, ricordava di don Tonino un aspetto singolare: quando si recava al Seminario non arrivava mai con macchine lussuose o accompagnato da segretari, ma arrivava da solo con una sua semplice macchina o arrivava a piedi in compagnia di bambini e ragazzi incontrati per strada. Questo è quello che ci rimane oggi di don Tonino: la sua semplicità, la sua attenzione verso tutti, in particolare verso gli ultimi della società e i poveri. Infatti don Sandro ricordava la premura di don Tonino verso tutti i seminaristi, tanto da ricordare i nomi di ognuno. Il Papa, nel discorso che abbiamo meditato, diceva che in don Tonino forte era “il suo desiderio di farsi piccolo per essere vicino, di accorciare le distanze, di offrire una mano tesa. Egli invita all’apertura semplice e genuina del Vangelo”. Questo ci insegna don Tonino, ad amare il mondo, infatti egli diceva che desiderava “una Chiesa non mondana, ma per il mondo”.


Don Tonino non era legato agli onori, a formalità ma ardeva sempre in lui il desiderio di privarsi di qualcosa per Gesù, che si è spogliato di tutto, e il coraggio di liberarsi di quel che può ricordare i segni del potere per dare spazio al potere dei segni.

Don Tonino ci esorta proprio a questo: ad essere “contempl-attivi, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione”. L’impegno a promuovere la pace e a prevenire la violenza, l’impegno a promuovere la giustizia, l’impegno a prendersi cura dei poveri, dei bisognosi, temi a lui molto cari e per cui ha speso tutto il suo ministero. Dopo questo momento di ascolto nella chiesa ci rechiamo nella casa natale di don Tonino, dove il parroco della Chiesa madre di Alessano, don Gigi ci parla della figura di don Tonino Bello, dal tempo del Seminario al giorno della sua morte. Don Gigi era amico intimo di don Tonino. Don Gigi ci ha presentato don Tonino, ai tempi del Seminario, come un ragazzo attivo ma molto umile, dedito allo studio e alla cura di ogni compagno. Don Gigi ci ha raccontato di don Tonino come di un parroco sempre solare e umile. Per due volte rifiutò la nomina a vescovo ma alla terza volta, quando il Signore lo chiamò a servirlo nell’episcopato nella diocesi di Molfetta, dovette accettare. Accettò soprattutto grazie alle sollecitazioni e agli incoraggiamenti di don Gigi, suo migliore amico, e di tanti cari confratelli che avevano promesso a don Tonino di sostenerlo in questo nuovo servizio.

Don Tonino però era sereno, si fidava sempre di Dio, l’unico capace di trasformare la vita in una festa. Questa è la vocazione, diceva don Tonino:

“Una chiamata a diventare non solo fedeli devoti, ma veri e propri innamorati del Signore”.

Tanti sono stati i momenti tra don Tonino e don Gigi per confrontarsi, scambiarsi qualche consiglio e confortarsi a vicenda, soprattutto nei momenti di sofferenza di don Tonino, come le calunnie e poi la malattia. Fino all’ultimo giorno, ci diceva don Gigi, il pensiero di don Tonino era sempre per la Chiesa, per i poveri, per la sua diocesi, per i suoi compagni. Don Tonino era innamorato della Madonna tanto da riempire la stanza della sua casa di immagini di Maria perché, ci diceva don Gigi molto emozionato, don Tonino trovava conforto a guardarle quando si sentiva un po’ giù di morale. Dopo questo incontro celebriamo la Santa Messa domenicale ad Alessano e poi ci rimettiamo in viaggio per raggiungere Santa Cesarea. Il sole è tramontato, il cielo cambia colore in azzurro e si riempie di stelle. Nei cuori di ognuno c’è un fuoco di speranza, che in questi giorni dovremo alimentare. D’altronde, come diceva lo stesso don Tonino Bello: “Quando il Signore incendia il cuore, non si può spegnere la speranza. Quando il Signore chiede un sì, non si può rispondere con un forse”. Non c’era modo migliore per iniziare il tempo degli esercizi spirituali. Grazie don Tonino per averci insegnato che il miglior modo di servire il Signore e i fratelli è indossando il grembiule. Grazie per aver donato agli altri la tua vita. Grazie per averci insegnato che l’unica speranza è il Signore. Grazie per averci esortato ad affidarci alla materna intercessione di Maria. Ora tocca a noi spandere la fragrante gioia del Vangelo!

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