LA CHIESA È «UNA COMUNITÀ DI FEDELI CHE ANNUNCIA CRISTO VIVO»

Di Giuseppe Cirone

(Seminarista I Anno).


La visita del Nunzio Apostolico in Italia mons. Emil Paul Tscherig il 30 ottobre 2019.


Uscire, cambiare, ricordare. Questi tre verbi sono cari a mons. Emil Paul Tscherrig, Nunzio Apostolico in Italia e San Marino dal 2017, in visita a Potenza lo scorso 30 ottobre, in occasione del IX centenario della morte di san Gerardo La Porta, patrono della città e dell’arcidiocesi: uscire dai nostri luoghi abituali, cambiare la nostra mentalità, ricordare coloro che ci hanno preceduto sulle strade della santità.

Mons. Tscherrig, accompagnato dall’Arcivescovo metropolita e da mons. Chezza, Consigliere di Nunziatura, ha iniziato la giornata dedicata al santo vescovo, piacentino di nascita e potentino di adozione, con la celebrazioni delle lodi nella cappella del Seminario, dove erano già pronti ad accoglierlo i formatori, i seminaristi, la comunità propedeutica e una rappresentanza dell’Istituto teologico e del Tribunale ecclesiastico di Basilicata. Egli, durante l’omelia, ci ha ricordando che i seminaristi sono chiamati a incontrare Cristo, ad aprirsi al suo amore – «in nome del papa vi chiedo di affidarvi a questo amore» – per rinnovare la vita delle parrocchie e dare al popolo di Dio la possibilità di «partecipare alla vita eterna, che solo Cristo può dare, che è comunione con la Santissima Trinità».

I ministri ordinati, in comunione con la Chiesa universale – definita plasticamente come «una nonna che racconta l’amore di Gesù di generazione in generazione» – sono chiamati a “vendere” gratuitamente la vita eterna, come hanno fatto coloro che ci hanno preceduto, per esempio san Gerardo che ha saputo «ricostruire la chiesa con Cristo al centro».

Subito dopo la colazione, il Nunzio ha partecipato alla riunione straordinaria della CEB, insieme ai sei vescovi della regione ecclesiastica lucana e all’arcivescovo emerito di Potenza, mons. Superbo. La riunione si è conclusa con il pranzo, alla fine del quale Vincenzo Di Tomaso, a nome dell’intera comunità del Seminario, ha porto un breve ed efficace saluto, esempio della concinnitas lucana. Ecco i punti salienti: «Nella sua persona di Legato del Romano Pontefice veneriamo il Santo Padre Francesco, al quale va il nostro più profondo affetto e la nostra più convinta obbedienza»; e ancora: «nella sua persona riconosciamo un tutore delle chiese particolari presso le istituzioni statali»; e infine l’augurio per un fruttuoso ministero: «i Santi della nostra terra possano accompagnarla e assisterla». In un ultimo saluto e ringraziamento il Nunzio ha invitato i futuri sacerdoti, soprattutto quelli del sud Italia, ad essere aperti a nuovi orizzonti, che superano i confini delle diocesi di appartenenza e si estendono all’Italia intera, anzitutto alle regioni in cui mancano i ministri ordinati.

Nel tardo pomeriggio mons. Tscherrig ha presieduto in Cattedrale la celebrazione eucaristica in onore di san Gerardo, a cui ha preso parte l’intero episcopato lucano, i due vescovi emeriti mons. Talucci e mons. Superbo, e gran parte del clero dell’arcidiocesi potentina. Nell’indirizzo di saluto, il Metropolita ha ricordato due motivi di profonda gioia per la chiesa potentina – la ricorrenza del IX centenario della morte di san Gerardo e il riconoscimento delle virtù eroiche di mons. Augusto Bertazzoni, successore di san Gerardo sulla cattedra potentina –, ha affermato con forza che

le diocesi lucane, pur essendo piccole, hanno a disposizione ancora persone e mezzi che le mantengono vive e vitali e, infine, ha ribadito il legame di filiale fedeltà «cum Petro et sub Petro» che unisce le chiese lucane al Romano Pontefice.

Il Nunzio, a sua volta, ha offerto numerosi spunti per la meditazione nell’omelia, partendo dal dittico composto dalla prima lettura e dal Vangelo (Is 61, 1-3 e Lc 4, 16-21), in cui la missione del profeta veterotestamentario, descritto come inviato e strumento di Dio per annunciare la liberazione dei prigionieri, è ombra e figura della missione del Signore Gesù che, come egli stesso ricorda nella sinagoga di Nazareth, è «unto Messia per la salvezza», per comunicarci la vita eterna. Prendendo spunto dal monito di san Paolo a Timoteo (2Tm 4,1-5), il Nunzio ha ricordato che l’annuncio del Vangelo è missione di tutti i battezzati, i quali hanno il compito di «evangelizzare e rendere presente nel mondo il Regno di Dio». Inoltre ha evidenziato come la missione della Chiesa è duplice: da un lato l’annuncio, la liturgia e i sacramenti come nutrimento del popolo di Dio e dall’altro l’attenzione caritativa verso gli ultimi, senza dimenticare che la Chiesa è «una comunità di fedeli che annuncia Cristo vivo», nel quale noi abbiamo la vita eterna, che deve abbandonare la tristezza e la paura, perché «come dice papa Francesco: con Gesù sempre nasce e rinasce la gioia». E san Gerardo, «colonna che il Signore ha saputo dare al suo popolo», ha attuato in pienezza questo programma di vita, e come pastore sollecito ed evangelizzatore pronto durante la sua vita ha riorganizzato la città sul piano ecclesiale, culturale e sociale e per questo ora è costituito «benefattore e intercessore presso Dio». L’omelia si è conclusa con questo augurio: «San Gerardo preghi per noi e ci ottenga la grazia di vivere come figli di Dio ed ereditare la vita eterna con tutti i santi».

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