Il discernimento per la "Liturgia della Carità"

Aggiornato il: 2 giu 2018

dalle riflessioni di S.E. Mons. Pasquale Cascio,

Arcivescovo di Sant'Angelo dei Lombardi - Conza - Nusco - Bisaccia.


Rm 12,2: come la Sacra Scrittura può illuminare un cammino di discernimento per comprendere la volontà di Dio

La parola "discernimento" ha illuminato il cammino formativo di questo anno improntato alla scoperta, al consolidamento, all'orientamento e alla formazione della vita sacerdotale. Siamo stati invitati a impostare il cammino con speranza e desiderio: la speranza che offre sempre un cambio di prospettiva per il consolidamento di ogni cammino formativo; e il desiderio che stimola costantemente alla comprensione del mistero nella vita di ogni chiamato.

Non si può pensare di scoprire ciò che è volontà di Dio sulla propria vita senza aprire la via alla carità: il sì alla vocazione sacerdotale apre la propria vita alla carità.

Il discernimento non chiude mai in una presunta sicurezza di ciò che si vuole raggiungere (fosse anche il sacredozio!). Se non apre alla carità non è volontà di Dio.

La carità ha una sua 'liturgia': risponde a un comandamento ("Fate questo in memoria di me") e segue uno stile esemplare (la lavanda dei piedi).

Il discernimento pertanto deve entrare nella carità attraverso una liturgia non solo cultuale, ma che stimola a continui 'vagli' quella ritualità propria della carità. Occorre "poter discernere ciò che è buono, a lui gradito e perfetto" permettendo all'amore di Dio di suggerirci le varie reti del discernimento. Non si può stabilire da sé tutto ciò.

L'inizio è legato alla misericordia di Dio ("...per la misericordia di Dio"): il discernimento deve aver fatto l'esperienza primordiale della misericordia divina. Essa è la premessa e la sorgente di ogni cammino di discernimento esistenziale. In partenza non c'è il buon cuore, la spontaneità emotiva, ma la scoperta della gratuita iniziativa di Dio che ci raggiunge con il suo amore definibile 'a cascata', in quanto discendente con abbondanza e pienezza su di noi.

In questa iniziativa dell'agape misericordioso di Dio che ci precede, ci costituisce e ci supera abbiamo la possibilità di offrire i "nostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Lui" in quella liturgia dell'esistenza che non è né artefatta né spontanea. Diventa allora decisivo il coinvolgimento della persona nella liturgia di Dio. Il frutto della misericordia divina porta a offrirsi come "sacrificiovivente" (partecipi della vita donata da Lui), "santo"(partecipi della Sua vita divina), "gradito"(partecipi del Suo disegno di benevolenza). Il chiamato discerne sempre a partire da questi punti fermi: si viene alla vita per Lui, si è santi perché si partecipa per grazia alla Sua vita, si può compiere qualcosa che è nel Suo piano salvifico. Ai fini di un discernimento autentico questi tre passaggi sono determinanti:

il discernimento va fatto da persone che hanno fatto l'esperienza della misericordia, che sentono di partecipare della vita di Dio e che desiderano trovare ciò che entra nel disegno di Dio.

Inoltre il richiamo all'offerta dei "vostri corpi" è collegato al discernimento in quanto esso si apre sempre all'immagine del "corpo ecclesiale che ha molte membra". L'offerta di se stessi a Dio non può essere mai individualistica, bensì un sacrificio che si salda costantemente con altre membra. Un corpo che si vuole donare lo deve fare per creare legami saldi con le altre membra del corpo mistico di Cristo.

Il discernimento, poi, deve essere frutto di un distacco e di una trasformazione. La misericordia che ci ha raggiunto ci mette nella condizione di distinguere il pensiero di Dio da quello del mondo. Dio invita a non condannare il mondo, ma a cogliere l'abisso che separa il Suo pensiero da quello del mondo. Quindi il discernimento incomincia a muoversi in un regime di misericordia per poi continuare in questo primo distacco tra la logica del mondo che non segue quella di Dio. Oltre al distacco bisogna operare anche una trasformazione: seguire il pensiero del mondo o quello di Dio? Prima della misericordia si pensa secondo il mondo, dopo si comincia a pensare secondo Dio. In questo si coglie l'importanza di un discernimento costante e permanente della volontà di Dio, anche quando si fa già la Sua volontà, perché si può sempre tornare alla logica del mondo. Il discernimento così diventa un'operazione che aiuta ad entrare nella valutazione di ciò che appartiene solo a Dio ("ciò che è buono, a lui gradito e perfetto").

Infine la "perfezione" di cui si parla nel testo paolino si riferisce al compimento del disegno di Dio. Pertanto, quando con il discernimento si fa proprio quel pezzo del disegno che riguarda la propria vita, allora si può entrare nella sua perfezione. in questo modo ci si sente chiamati a portare a compimento ciò che Lui ha stabilito per la propria vita, per la Chiesa e per il mondo. Dio da il dono di perfezionare, portare a compimento la Sua opera in noi. E quando si arriva a credere ciò, si fa l'esperienza di un cammino che aiuta a discernere i doni di Dio come potenziali di altri doni, perché la grazia di Dio non si esaurisca nel tempo.

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