Cristo vuole formarsi in noi (seconda parte)

di S.E. Mons. Francesco Sirufo,

Arcivescovo di Acerenza.


La formazione permanente per il rinnovamento del clero nel sussidio CEI “Lievito di fraternità”

Il presbitero è anzitutto un costruttore di comunità: a questo vuole anzitutto tendere la formazione! È costruttore di comunità quando serve i fratelli con l’annuncio della Parola e la celebrazione dei Sacramenti, quando raccoglie la molteplicità dei fedeli nella comunione dell’unica Chiesa. In questo, la parrocchia è il luogo per eccellenza in cui si realizza la comunione. Ma, guardando agli attuali contesti parrocchiali, molto cambiati di fronte al passato,

la pastorale è obbligata ad affrontare nuovi sentieri.

A tal proposito il presbitero deve formarsi per essere

pronto a tenere l’orecchio nel cuore di Dio e la mano sul polso del tempo: perché se la vita pastorale non mirasse all’incontro con Dio resterebbe un affanno inconcludente, similmente se la vita interiore non portasse ai fratelli si risolverebbe in un’evasione.

Occorre formarsi, afferma il sussidio, per superare quella “solitudine pastorale” che vede il prete unico riferimento di ogni aspetto della vita parrocchiale per servire il ministero battesimale di tutti i fedeli.

Il presbitero, strumento della tenerezza di Dio verso i fratelli e le sorelle della Chiesa particolare in cui è mandato, grazie ad una formazione permanente può imparare ogni giorno a chinarsi sugli altri con un’attenzione ricca di umiltà, riconoscenza e conversione. E in questo cammino non è solo, ma inserito sempre in un presbiterio, luogo di santificazione, di servizio e di testimonianza di una fraternità concretamente vissuta.

Solo nel vivere in maniera indivisa il legame con Gesù Cristo la vita sacerdotale trova la propria terra; solo il rapporto d’amicizia e di intimità con Lui, volto autentico dell’uomo, abilita a servire i fratelli con la disponibilità della propria vita.

Quando i presbiteri hanno scelto di servire il Signore solo nei poveri e gli esclusi, senza però una relazione vissuta con lo stesso Signore, hanno sperimentato aridità spirituale e scoraggiamento di fronte all’enorme complesso delle necessità umane. La dimensione contemplativa nell’ascolto della Parola, nella preghiera, nell’Eucaristia, nello stile penitenziale e ascetico, dona sempre forza e vigore al contatto con la gente e all’attenzione disinteressata e continua verso i bisognosi e gli emarginati: l’amore ricevuto diventa amore donato. Si giunge a vivere un’esistenza interamente e liberamente donata al Signore nelle modalità concrete del filiale rispetto e obbedienza al Vescovo, del cuore libero e indiviso nel celibato casto, dello stile sobrio e semplice di povertà umile. Il sussidio parla della “leggerezza del bagaglio” del presbitero che “è condizione di scioltezza interiore e strumento di libertà apostolica, rende guide affidabili agli occhi del popolo di Dio e interlocutori credibili anche per i lontani”.

La formazione permanente del presbitero lo aiuta a non “ingolfarsi” nella cura dei beni terreni, ecclesiastici o personali. Quelli propri sono soggetti all’uso temperante e solidale con i bisognosi: soddisfatto l’uso lecito e onesto per il proprio sostentamento, tutto il resto è destinato alla carità e alla condivisione. I beni ecclesiastici sono per il culto, la pastorale e la carità verso i poveri. Il presbitero, nella responsabilità sottoposta alla Diocesi, spesso si trova ad amministrare i patrimoni ecclesiastici: chiarezza, trasparenza, corresponsabilità con i fedeli laici.

La formazione permanente non si improvvisa, ma è sempre anche un “ritorno alle radici”, cioè agli inizi del cammino, specie nei Seminari e nelle occasioni che fin dal sorgere della vocazione furono alla base di un serio discernimento e di un’accurata preparazione alla vita spirituale e ministeriale del presbitero.

Come affermato da Papa Francesco:

si tratta di custodire e far crescere le vocazioni, perché portino frutti maturi. Esse sono un diamantegrezzo, da lavorare con cura, rispetto della coscienza delle persone e pazienza, perche brillino in mezzo al popolo di Dio (Discorso alla Plenaria della Congregazione per il Clero, 3 ottobre 2014).

Il lavoro di cesellatura e rifinitura sul diamante grezzo non è solo per il candidato agli Ordini, ma dura per tutta la vita del sacerdote. È formazione permanente.

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