"Cercate di essere veramente giusti"

Di Marco Di Lucca

(Seminarista V anno).


La settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani punta al concetto di giustizia per una nuova integrazione.



Mercoledì 27 febbraio 2019 ripensando la Settimana di Unità per i cristiani tenutasi dal 18 al 25 gennaio 2019 abbiamo tenuto presso il nostro seminario maggiore di Basilicata un incontro ecumenico in chiave biblico-pastorale con il Direttore dell’Istituto Ecumenico Patristico di Bari il prof Luca Desantis in quanto biblista e professore in teologia dogmatica.

Il prof Desantis, riprendendo il tema di quest’anno della settimana di unità per i cristiani “Cercate di essere veramente giusti” (Dt 16,18-20), ci ha ribadito che trovandoci tuttavia in un mondo, dove spesso i problemi, le inimicizie e le guerre fanno rumore, si corre il rischio di giungere alla propria autodistruzione. Noi cristiani, d’altra parte, continuiamo a essere non di esempio con la nostra divisione e, soprattutto, a essere indifferenti, mostrando irresponsabilità davanti alla grandezza dei doni di Dio.

Come cristiani, siamo stati chiamati a essere testimoni di giustizia per poter essere strumenti della Grazia di Dio in un mondo caratterizzato da frammentazione.

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 è stata preparata dai cristiani dell’Indonesia. Il numero dei suoi abitanti ammonta a circa 265 milioni, di cui l’86% professa l’Islamismo, mentre il 10% il Cristianesimo di varie confessioni. Nonostante la diversità di etnia, lingua e religione, gli indonesiani hanno vissuto secondo “il principio della solidarietà e della collaborazione”.

ll Patriarca Bartolomeo proclama: “La solidarietà è la civiltà del futuro”. È verità incontestabile che questa realtà “implica il condividere tutti gli aspetti della vita, del lavoro, dolori e gioie. Significa considerare tutti fratelli in Cristo Gesù, nato, crocifisso e resuscitato per noi”. Ecco come i versetti del Deuteronomio (16,18-20) diventano vita e l’uomo vive come giusto nel proprio cammino, considerando il prossimo come fratello in Cristo. Questa situazione di amore e solidarietà è terribilmente minacciata in modo nuovo e con nuovi mezzi, la collaborazione svanisce e “viene in netto contrasto” con la corruzione, la quale si manifesta in diversi modi e minaccia la giustizia e il rispetto della legge. Questa situazione diviene manifesta soprattutto nei casi in cui è necessario promuovere la giustizia e sostenere i deboli. Allora si viene facilmente in contrasto con la giustizia, allargando così “il divario tra ricchi e poveri e, di conseguenza, un paese ricco di risorse soffre lo scandalo di avere molta popolazione che vive in povertà”.

Osservando questa condizione non buona, i cristiani diventano consapevoli della loro responsabilità, qualora non facciano nulla per l’unità e non diano una risposta alla realtà dell’ingiustizia in modi sempre più appropriati ed efficaci. Certamente, il nostro Signore e Dio ci dà un dono che è al di sopra di tutti, di comunicare, cioè con lui, e di seguirlo sulla strada della preghiera per rendere nostra vita le parole che ha rivolto al Padre prima della sua Passione: “Che tutti siano una cosa sola” (Gv 17, 21).

Udendo e custodendo le sue parole siamo forti e possiamo testimoniare con cuore vivo e con la nostra persona la volontà di Dio raggiungendo anche l’unità.

Ma anche camminando assieme e avendo Cristo in mezzo a noi potremo combattere l’ingiustizia e sostenere quanti sono vittime dell’ingiustizia e degli abusi. Possiamo fare nostre, come hanno sperimentato anche i cristiani dell’Indonesia, le parole del Deuteronomio “cercate di essere veramente giusti” (16,18-20). Queste parole parlano in modo vigoroso, come le nostre esperienze di vita dimostrano, della situazione dell’umanità di oggi e delle sue necessità. Sappiamo molto bene che il Popolo di Dio rinnova l’impegno all’alleanza che Dio ha stabilito prima che esso entrasse nella terra promessa. Nel Deuteronomio (16, 14) troviamo il tema centrale del capitolo in cui si parla della Festività che il Popolo dell’Alleanza deve celebrare: “Dopo ogni festeggiamento il popolo è istruito...farete festa voi, i vostri figli e le figlie, i vostri schiavi e le schiave, i leviti, i forestieri, gli orfani e le vedove che abiteranno nelle vostre città”. Sarebbe una cosa significativa se scoprissimo anche noi, tutto il mondo cristiano, quello stesso spirito di festa che i cristiani indonesiani cercano di riscoprire.

La Chiesa di Cristo è la salvezza e il futuro dell’umanità. La divisione è il fallimento del popolo, che non riuscirà ad essere segno dell’amore.

Non dobbiamo dimenticare che l’ingiustizia non solo ha reso più pericolosa la divisione sociale, ma ha anche alimentato le divisioni nelle chiese, che sono giunte al punto di vivere separatamente per più di mille anni, a volte con fanatismo, odio, senza preghiera e solidarietà. Senza dubbio le divisioni esistenti sono causa dell’ingiustizia.

Se Dio non fosse giusto, se Cristo non avesse compiuto la volontà del proprio Padre, se Dio non avesse amato l’uomo, la sua salvezza sarebbe stata solo un miraggio.

Se l’uomo di oggi non è giusto, se non compie la volontà di Dio, se non ama il proprio prossimo, è impossibile raggiungere la Croce del nostro Salvatore, per invocare da un lato la sua grazia, per combattere l’ingiustizia, mentre dall’altro per avere la misericordia per purificare le nostre anime e così riuscire a conseguire l’unità.

Noi come giovani in cammino verso il ministero sacerdotale siamo chiamati ad essere uomini giusti, uomini che prima di testimoniare la giustizia e di proclamare la Parola di Dio come parola di unità sappiamo noi stessi vivere l’unita come segno di amore e di fede nei confronti di Dio e dei fratelli, sappiamo superare il pregiudizio delle divisioni e degli ostacoli e partire da questi per raggiungere l’unità pur nella diversità. Un’unità che non può essere disgiunta dalla giustizia, un’unità che non può essere slegata dalla misericordia, un’unità che più di parole ha bisogno di gesti concreti che ispirino tutti i cristiani del mondo a pregare il Signore con rinnovato fervore per la piena unità di tutti i suoi discepoli.

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