Ascoltare, accogliere, accompagnare: il discernimento vocazionale (seconda parte)

Aggiornato il: 2 giu 2018

di S.E. Mons. Giovanni Intini,

Vescovo di Tricarico.


Qual è la differenza tra un cammino vocazionale e la scelta personale di offrire un servizio che ci sta particolarmente a cuore? Tre verbi per prendere coscienza di cosa vuol dire "fare discernimento"

Nel Documento preparatorio al prossimo Sinodo dei Vescovi sui giovani, si sottolinea come la vocazione all’amore assume per ciascuno una forma concreta nella vita quotidiana attraverso una serie di scelte, perciò scopo del discernimento vocazionale è scoprire come trasformare queste scelte, alla luce della fede, in passi verso la pienezza della gioia a cui tutti siamo chiamati. Tre verbi: ASCOLTARE, ACCOGLIERE, ACCOMPAGNARE, ci possono aiutare concretamente a prendere coscienza dei passi necessari per il discernimento vocazionale.


ASCOLTARE:

"La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (Rm 10,17)

L’ascolto, secondo quanto scrive San Paolo nella Lettera ai cristiani di Roma, non è un semplice atto di cortesia o buona educazione verso chi parla, ma grembo che genera e fa nascere la fede.Tutto questo è espresso in modo chiaro e forte dal documento conclusivo del Congresso europeo sulle vocazioni del 1997:

La maturità vocazionale è decisa da un elemento essenziale che dà veramente senso al tutto: l’atto di fede. L’autentica opzione vocazionale è a tutti gli effetti espressione dell’adesione, credente, e tanto più è genuina quanto più è parte ed epilogo d’un cammino di formazione alla maturità di fede.

Una scelta vocazionale non è pensabile al di fuori di un contesto di fede e di una fede matura; a meno che non si pensi alla vocazione come ad una prestazione di servizi a favore del prossimo, senza il coinvolgimento totale della propria vita.Già Paolo VI scriveva:

Nessuno segue un estraneo; nessuno offre la sua vita per uno sconosciuto. Se c’è crisi di vocazioni, non sarà forse perché prima di tutto vi è crisi di fede! Quale grande compito ricade sui pastori delle anime, sui genitori, sugli educatori cristiani, di guidare la gioventù moderna alla conoscenza profonda di Cristo, alla fede in lui, all’amicizia con lui.

Perciò il Documento preparatorio al prossimo Sinodo sui giovani ci ricorda:

Credere significa mettersi in ascolto dello Spirito e in dialogo con la Parola che è via, verità e vita (Gv 14,6) con tutta la propria intelligenza e affettività….Lo spazio di questo dialogo è la coscienza.


ACCOGLIERE:

L'ascolto apre all'accoglienza

In questo ci è di insegnamento la parabola del Seminatore. Dio Padre continua spargere nei solchi della storia il buon seme: Cristo Gesù, Parola di vita.Alla luce di questo, la vocazione cristiana è un dialogo fra Dio e l’uomo. Dio chiama chi vuole, quando vuole, come vuole, dove vuole “secondo il suo proposito e la sua grazia” (2Tim 1,9).Ma la libertà di Dio s’incontra con la libertà dell’uomo, in un dialogo misterioso e affascinante; la vocazione è totalmente attività di Dio, ma anche realmente attività dell’uomo, che tra fatica e lotta è libero di accogliere o rifiutare il dono.Chi si pone accanto a colui che è chiamato come accompagnatore nel discernimento, deve essere consapevole di entrare in punta di piedi in questo mistero della libertà e potrà essere di aiuto solo se rispetta tale mistero.A questo proposito, il Documento preparatorio al Sinodo sui giovani, indica agli accompagnatori del discernimento un orizzonte chiaro:

Proprio perché si tratta di interpellare la libertà dei giovani, occorre valorizzare la creatività di ogni comunità per costruire proposte capaci di intercettare l’originalità di ciascuno e assecondarne lo sviluppo. In molti casi si tratterà anche di imparare a dare spazio reale alla novità, senza soffocarla nel tentativo di incasellarla in schemi predefiniti: non può esserci una semina fruttuosa di vocazioni se restiamo semplicemente chiusi nel "comodo criterio pastorale del si è sempre fatto cosi”, senza "essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità" (Evangelii gaudium, 33).


ACCOMPAGNARE:

La comunità cristiana che si prende cura e si fa carico dei processi personali di crescita

Icona stupenda di questo stile di Chiesa è la vicenda dei due discepoli di Emmaus, dalla quale possiamo attingere direttamente alla sapienza, al metodo, allo stile stesso di Gesù: si tratta di porsi accanto, di accompagnare la persona in ricerca vocazionale, senza tuttavia dimenticare che il grande accompagnatore è lo Spirito Santo.

E’ dunque lo Spirito il modello cui deve ispirarsi ogni accompagnatore dei fratelli e sorelle in ricerca; primo compito dell’accompagnatore vocazionale è quello di indicare la presenza di un Altro e quindi di manifestare la natura relativa della propria vicinanza e del proprio accompagnamento, in quanto semplice mediatore di tale presenza.

Chi accompagna svolge l’umile compito di aiutare a riconoscere la voce che chiama e orientare all’incontro, attraverso il coraggio dell’ascolto, dell’amore e del dialogo.

Questo aspetto del discernimento vocazionale può stimolare tutta la comunità cristiana a ritrovare l’arte dell’accompagnamento, secondo quanto auspicato da Papa Francesco nella Evangelii Gaudium.

È proprio Papa Francesco nella sua Esortazione apostolica a sottolineare l’urgenza di uomini e donne che

a partire dalla loro esperienza di accompagnamento, conoscano il modo di procedere, dove spiccano la prudenza, la capacità di comprensione, l’arte di aspettare, la docilità allo Spirito (Evangelii Gaudium, 171).

Da questo nasce il profilo ideale di chi accompagna un giovane nel discernimento vocazionale: lo sguardo amorevole, la parola autorevole, la capacità di “farsi prossimo”, la scelta di “camminare accanto”, la testimonianza di autenticità, secondo lo stile indicato da San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi:

Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi (2Cor 1, 24).
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