Ascoltare, accogliere, accompagnare: il discernimento vocazionale (prima parte)

Aggiornato il: 25 mag 2018

di S.E. Mons. Giovanni Intini,

Vescovo di Tricarico.


E se la nostra vita fosse un confronto e uno scontro con una parola che Dio ha depositato nel profondo del nostro essere, una parola che, scoperta, può dare senso e realizzazione alla nostra esistenza? Facciamo discernimento!

In un articolo dello scorso anno, pubblicato dalla Civiltà Cattolica a firma di Juan Carlos Scannone S. I., l’autore introduce il tema del discernimento e accompagnamento secondo le indicazioni di Amoris Laetitia, facendo riferimento al motto scelto da Papa Francesco per il suo episcopato: “MISERANDO ATQUE ELIGENDO”. Questo motto richiama la misericordia non in modo generico e astratto, ma la misericordia di Dio che sceglie ciascuno in modo singolare, personalizzato e personalizzante.

A questo, l’autore dell’articolo aggiunge il riferimento alla tesi dottorale in teologia di Papa Bergoglio, che scelse di avere come riferimento l’opera di Romano Guardini intitolata: L’opposizione polare. Saggio per una filosofia del concreto vivente. Il concreto vivente è innanzitutto Cristo, ma anche ogni persona umana in quanto singolare e unica. Dunque: il Padre ama il Figlio e ciascuna persona come il concreto vivente nella sua unicità e irripetibilità.

Questo riferimento ci aiuta a cogliere una verità importante e cioè che la persona in quanto concreto vivente non è una entità astratta ma concreta, situata, che occupa spazi e tempi secondo una propria singolarità. Perciò nel discernimento vocazionale è importante non dimenticare questa realtà. Al discernimento personale si accompagna sempre un discernimento ecclesiale che lo confermi, sulla strada della ricerca della volontà di Dio, secondo Cristo, nella luce dello Spirito Santo.

Nel suddetto articolo, padre Scannone, fa riferimento a un sogno di Guardini, da lui stesso narrato e che Bergoglio aveva preso come riferimento per la sua riflessione. Scrive padre Scannone:

Il filosofo racconta che, in un sogno appunto, gli era stato rivelato che alla nascita ogni uomo e ogni donna ricevono una parola propria o una specie di consegna (in tedesco: Passwort), che è al tempo stesso un dono e un compito, una sicurezza e un rischio. Sicchè tutto quanto ci accade nel corso della vita è o dovrebbe essere la traduzione, il chiarimento, la realizzazione e il compimento di quella parola viva. Tale parola viene data a tutti e a ciascuno, in una circostanza ogni volta diversa, come guida sul cammino e principio di discernimento, in modo che possa dirigerci nel nostro cercare e trovare la volontà attuale di Dio. Essa non soltanto ci orienta nello scegliere la nostra vocazione particolare e la nostra missione nella vita, ma può anche farlo in eventuali cosiddette situazioni irregolari.

Questa parola data ad ogni uomo e donna, Bergoglio la chiama “kerigma esistenziale”, che precede il kerigma evangelico annunciato successivamente.

Perciò alla luce di questo si può dire che tutta la vita è risposta positiva o negativa a quella indicazione originaria che ogni persona sente in sé e risuona nella sua interiorità.

La vita, dunque è intessuta di incontri, dis-incontri e re-incontri con quella parola viva che ci interpella. Incontri e reincontri rivelano la nostra con-sonanza o concordanza vitale con la parola originaria, mentre le dis-sonanze sono segno di un mancato appuntamento o di una ricerca in corso.

In questi passaggi c’è la fatica per la comprensione e la conoscenza sapienziale della volontà di Dio e un aiuto importante può venire da quella che Papa Francesco nella Evangelii gaudium definisce la connaturalità affettiva che l’amore dà (n.125) e che lo Spirito Santo dona.

(continua)


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